1^GIORNATA REGIONALE SUL BACO DA SETA IN FRIULI

DSC_0612-1Si é svolto sabato 10 novembre a Dignano,  “Paese delle filande”, la prima giornata regionale dedicata alla seta e al baco nellambito di un  progetto del Comune per riportare i bachi da seta sul proprio territorio e su quello regionale prefiggendosi l’obiettivo di diventare centro di riferimento del Friuli Venezia Giulia per il mondo della seta e della gelsibachicoltura.

Questa giornata é nata dalla collaborazione del Comune  con l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale – Ersa per promuovere l’allevamento dei bachi da seta, prendendo spunto da quanto già fatto nella confinante Regione Veneto che con una serie di iniziative e progetti ha ripreso questo cammino affiancando la tradizione all’innovazione. Mira a coinvolgere e far dialogare sul tema il mondo agricolo, produttivo, istituzionale, scolastico, la comunità locale, assieme alla proposta di offrire una nuova occasione per un possibile sviluppo economico e culturale nella zona.

Il programma della giornata, che si svolto nella sala teatrale dell’asilo, é stato cospicuo. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Dignano Riccardo Zuccolo, del presidente del parco Agro-Alimentare Fvg Claudio Filipuzzi, del presidente del Consorzio Comunità Collinare Mirco Daffarra,  del presidente del Consiglio Regionale Pier Mauro Zanin e del direttore centrale risorse agroalimentari e ittiche Augusto Viola, sono intervenuti l’assessore Regionale alle Risorse agroalimentari forestali e ittiche Stefano Zannier che ha illustrato le possibili intese interregionali e gli eventuali sviluppi della filiera in Regione, la direttrice dell’Unità di ricerca di bachicoltura del CREA-API di Padova Silvia Cappellozza, il direttore generale Ersa Gianni Mighetti, il docente dell’Università di Padova Samuele Trestini, il titolare della Leonardin srl  di Stefano Lorenzoni, e  il direttore del Consorzio Collinare Gilberto Ambotta. Sono anche intervenuti rappresentanti dell’Istituto Agrario di Pozzuolo, della Regione Veneto e del Comune di Venezia sul tema della promozione della gelsibachicoltura e lo sviluppo di possibili itinerari culturali e turistici.

Fu anche l’occasione per presentare i primi risultati del progetto SERINNOVATION.


Galleria foto dell’evento a cura di Serinnovation.

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GELSIBACHICOLTURA IN VALBELLUNA

Il progetto SERINNOVATION è stato presentato durante la Mostra Mercato “Colori Sapori e Profumi d’Autunno” di Villa Patt. 

Domenica 30 settembre 2018, Cantiere Verde, partner del progetto SERINNOVATION, ha illustrato a Sedico (BL) le prospettive di sviluppo e le attività in programma per i prossimi anni sul fronte dell’innovazione delle pratiche legate alla gelsibachicoltura.

Durante il convegno dal titolo “Gelsibachicoltura in Valbelluna: Innovazione e opportunità per l’ambiente”, si è riscontrato un grande interesse per le caratteristiche qualificanti del progetto, in particolare per il network di professionalità che, grazie al supporto tecnico-scientifico del Crea di Padova, ha l’obiettivo di aumentare le competenze applicabili al settore agricolo e rispondere adeguatamente alla sempre maggiore richiesta di materia prima per lo sviluppo di nuovi prodotti, che mirano a sfruttare le incredibili proprietà della seta nei più svariati settori.

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Referenti: Angelo Paganin, Eric Van Monckhoven, Tiziana Martire, Giulia Rasera Berna. Per ulteriori informazioni: Tel. 0437 380054

 


Per leggere l’articolo originale, visitate: https://serinnovation.it/20180930-gelsibachicoltura-in-valbelluna-villa-patt/

TREESURE: UNA NUOVA COLLEZIONE FIRMATA D’ORICA

Treesure_3-gioielli-min-00f7ebf9Si dice che lo straordinario successo dell’antica Venezia, capace di dar vita all’eccellenza estetica che ha incantato il mondo, sia stato reso possibile grazie alla ricchezza derivante dal commercio della seta che le nobili famiglie veneziane intrecciavano, con grande maestria commerciale, in tutto il mondo.

Oggi, tale tradizione rinasce nelle mani di alcuni artigiani visionari.

Vi ricorderete di D’Orica che crea gioielli di oro e seta 100% Made In Italy. Sono stati i nostri partner in ambito del progetto Via etica della Seta. La loro nuova collezione  Tr e e s u r e ®, che usa la seta da bozzoli italiani prodotti in Veneto dalla rete d’impresa Setica,  sarà presentata sabato 22 settembre alla Fiera di Vicenza. Non mancate!

 

Presentazione e performance

22.09.2018 h 21:00
Piazza dei Signori, Vicenza

Un evento in collaborazione con Comune di Vicenza, Vicenzaoro e gioielleria Soprana, che ospiterà la serata. Con la partecipazione delle scuole di danza Palladio Danza e Sinergie Contemporanee di Vicenza

TREESURE è presente a VicenzaOro September
22—26.09.2018 | h 9:30—18:30
Hall 7, stand 571


 

BOZZOLI: NON SOLO.

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In ambito del progetto dimostrativo Serinnovation (PSR Veneto – Misura 16), Cantiere Verde, SRL agricola & società benefit di Belluno, é stato incaricato di produrre a titolo sperimentale seme-bachi sotto la guida del CREA-API di Padova, Unità di ricerca di bachicoltura.

Dopo due mesi di impegno costante presso la Casa del Baco a Sedico (BL), é stata consegnata sabato 4 agosto  la prima produzione di seme-bachi (poliibridi), risultato da un incrocio tra razze di bachi cinesi e giapponesi. Le ovature saranno analizzate e controllate dagli esperti del CREA-API per verificare l’assenza di malattie e la qualità del seme.

Ci ricordiamo che gli Istituti bacologici erano nati in Italia dalla necessità di porre rimedio ad una calamità che si verificò in Europa a metà del XIX secolo, ebbe conseguenze catastrofiche e divenne un problema di Stato. La pebrina, malattia del baco da seta da tempo immemorabile ben nota, a partire dal 1850 si diffuse infatti in forma del tutto inusitata, determinando il crollo della produzione europea di bozzoli e mettendo conseguentemente in ginocchio l’economia di diverse nazioni.

Louis Pasteur affrontò il delicato e grave problema a partire dal 1865 su incarico del governo francese; dopo anni di studi e sperimentazioni approntò una procedura profilattica (metodo Pasteur) che venne ufficializzata nel 1870 al Congresso Bacologico Internazionale di Gorizia, la quale consentì di ottenere seme bachi sano. I primi stabilimenti bacologici vennero quindi fondati, a partire dal 1870, per la produzione di seme bachi (uova del lepidottero Bombyx mori) secondo il metodo Pasteur, basato sull’analisi microscopica delle farfalle che avevano deposto.

Fu a quel punto che, seguendo l’esempio della fondazione dell’Istituto bacologico di Gorizia (1869), venne istituita con regio decreto del 1871 la Reale Stazione Bacologica Sperimentale di Padova. Il regolamento della neonata stazione bacologica fissava gli obiettivi da perseguire, tra i quali: confezionare il seme-bachi anche per conto dei privati, sperimentare nuovi incroci e nuove tecniche di allevamento, diffondere tramite scritti e conferenze le ricerche effettuate.

Istituto-BrusenganaAncora oggi, l’Unità di ricerca di bachicoltura del CREA-API con sede a Padova rappresenta un esempio di ‘best practice’ in Europa e nel mondo in campo della ricerca applicata in bachicoltura. Peccato che la sede di Padova debba fronteggiare il rischio della chiusura. Un’ipotesi che, se divenisse realtà, spazzerebbe via un patrimonio di conoscenze che si è accumulato in oltre centocinquanta anni di storia.


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INNOVAZIONE, QUALITÀ, TRACCIABILITÀ IN GELSIBACHICOLTURA PER LO SVILUPPO DI FONTI INTEGRATIVE DI REDDITO PER LE AZIENDE AGRICOLE

IL BACO DA SETA: TRA MEMORIA E TRADIZIONI CONTADINE

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A 10 Km. da Ravenna, a 5 Km. da Russi e a 20 Km. da Forlì, immerso nella ridente campagna romagnola e nell’atmosfera magica del fiume Montone si trova San Pancrazio, piccolo villaggio agricolo e artigianale ancora distante dal ritmo forsennato della vita moderna. Qui si trova un museo della vita contadina dove Canapa e Tessitura sono gli allestimenti permanenti realizzati in alcune sale. In altri locali sono esposti gli oggetti relativi al “grano e pane”, al “baco da seta“, al “latte e formaggio”, al “maiale” e al “vino”.

Interessante il racconto del ciclo di allevamento del baco da seta, che ricorda scenari simili in molte parti d’Italia:

“Nel territorio di San Pancrazio l’allevamento del baco da seta (e’ bigat) era praticato da tempo immemorabile. Era, come per la canapa, un’attività frammentata in piccole unità a dimensione familiare. Si dice che all’inizio del XX° secolo l’ottanta per cento delle famiglie presenti sul nostro territorio, contadini, braccianti, artigiani, allevassero il baco da seta.

Questa attività scompare a metà degli anni Trenta con l’avvento delle prime fibre artificiali e col conseguente crollo del prezzo della seta sul mercato. Una ripresa c’è ma sporadica e di breve durata, durante gli anni del secondo conflitto mondiale.

Se nella famiglia contadina il vitto è assicurato dal grano e dal maiale, se i tessuti in gran parte sono forniti dalla lavorazione della canapa, con la vendita dei bozzoli (bozal) al mercato della seta, in giugno, entrano in casa i primi soldi di quell’anno, in contanti.

 Il fattore porta il seme bachi

L’allevamento inizia verso la fine del mese di aprile. Seguendo il provverbio secondo il quale per S. Marco, il 25 aprile, “il baco o è posto o è nato” (par Sa Merch e’ bigat o l’è post o l’è ned), la famiglia contadina riceve dal fattore un’oncia (onza) o un’oncia e mezzo di seme bachi con mille raccomandazioni.

Per soddisfare alcune esigenze particolari accade spesso che la famiglia contadina decida di allevare per proprio conto un quarto o una mezza oncia (onza) di bigatti insieme a quelli forniti dal padrone. Questa quantità di seme bachi viene acquistata privatamente dai rivenditori specializzati della zona.

Preparazione dei bazzi

Dalla fine di aprile fino a metà giugno la famiglia contadina è sottoposta ad un lavoro intenso e a disagi notevoli perché l’allevamento dei bachi richiede attenzioni e cure assidue.

Normalmente i bachi vengono sistemati su intelaiature voluminose, i bazzi (i bez) al piano superiore della casa, nelle camere da letto e nei magazzini, per evitare l’umidità. Spesso le persone vanno a dormire nella stalla (int la stala), nel capanno (int e’ capan) o in altre parti della casa.

Incubazione naturale sul seno dell’azdora

Per far schiudere le uova, queste devono essere poste in incubazione per circa una settimana ad una temperatura possibilmente costante di 25 gradi. A ciò provvede di solito la donna anziana della casa perché è senza dubbio la più esperta e la meno impegnata nei lavori dei campi.

Estrae dalla loro custodia le cartine su cui sono fissate le numerosissime, piccolissime uova nere, le avvolge in una pezzuola (la gulpadina) e perché stiano calde pone la gulpadina sul proprio seno, fra la sottoveste e il busto, mentre di notte la mette nel letto sotto il cuscino dei piedi.

Schiusa della uova

Dopo cinque o sei giorni di incubazione le uova cominciano a schiudersi. Sopra i bacolini neonati viene posta una reticella a maglia fitta o un foglio di cartapaglia forata con fori da un millimetro di diametro. Sopra la carta viene sparsa della foglia di gelso (foja d’mor) tritata finemente.

Le piccole larve attratte dall’odore della foglia cominciano a salire attraverso i fori della carta gettandosi a mangiare voracemente la foglia tritata. Quando tutti i bacolini sono saliti sulla carta, queste viene trasferita su un setaccio (sdaz) da farina e di nuovo viene distribuita sopra i bachi altra foglia fresca tritata. ” >>>> leggi di più


Museo della Vita Contadina in Romagna  RUSSI, 48020 – S. Pancrazio di Russi

Via XVII Novembre, 2
tel.: 0544 534303 – 3497881929
fax: 0544 535033
lagrama@racine.ra.it

RETE SETICA AL FESTIVAL ECOFUTURO 2018

cropped-29541482_1812049322434129_2515484441794252546_n-1Come ogni anno si svolge a luglio il festival ECOFUTURO, un evento che mette insieme varie realtà impegnate in Italia nel campo dell’ecologia pratica, dell’uso di fonti rinnovabili d’energia, dell’agricoltura biologica e sostenibile, della bio-eco-architettura, e di stili di vita  e di tecnologie per un futuro pulito, di pace e solidarietà. Il cuore pulsante del Festival è costituito da un gruppo di amici e di realtà, aggregatesi intorno all’impegno ecologista di Jacopo Fo. 

L’edizione 2018 si svolgerà a Padova dal 18 a 22 luglio. Chi non potrà partecipare, potrà seguire l’evento e i vari interventi sul Fatto TV e su Facebook.

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L’anno scorso la rete SETICA aveva partecipato con un laboratorio didattico per bambini che aveva riscontrato un bel successo. Quest’anno, visto le richieste, saremo di nuovo presenti con una squadra dinamica e i nostri ‘piccoli’ (bachi da seta).

Il laboratorio si svolgerà il 14 luglio, di mattina. Per maggiori informazioni, potete visitare questo link.


 

 

 

CANTIERE DEL BACO 2018

Come creare un baco italiano a partire da un incrocio tra bachi da seta cinesi e giapponesi? Questa sarebbe la sfida dell’allevamento di quest’anno al Cantiere del Baco di Belluno che si svolge quest’estate sul territorio di Sedico (BL), in frazione Pasa, di fronte al gelseto di 2100 piante messe a dimora nel mese di ottobre 2014.

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Il baco da seta (Bombyx mori) è un insetto olometabolo, appartenente all’ordine dei Lepidotteri, che non esiste allo stato selvatico e perciò dipende totalmente dall’uomo per la propria alimentazione, riproduzione e conservazione. In nessun caso, quindi, l’allevamento del baco da seta può dare luogo a diffusione ed infestazione in natura.

Il baco da seta possiede alcune razze o varietà, che si differenziano a seconda dell’origine geografica e per le caratteristiche fenotipiche di larva e bozzolo (colore, forma, numero di mute durante il ciclo, numero di generazioni per anno).

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Il baco da seta che viene allevato per l’utilizzo commerciale è un ibrido, formato da un incrocio a 4 vie (due linee parentali giapponesi vengono incrociate e danno origine ad un ibrido semplice P1J, due linee parentali cinesi vengono incrociate e danno origine ad un altro ibrido semplice P1C, successivamente i due ibridi semplici vengono nuovamente incrociati fra loro e danno origine al poliibrido => F1). L’ibrido è più robusto, più produttivo e più semplice da allevare rispetto alle razze pure; fila un bozzolo bianco del peso compreso tra 1,8 e 2,5 grammi, con una lunghezza della bava serica che va dai 1.500 ai 2.500 m e una ricchezza in seta (percentuale del peso della corteccia a fresco sul peso totale del bozzolo fresco) che varia tra il 18 e il 25%.

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All’opera sono due giovani biologhe che hanno seguito un corso di formazione a Padova presso il CREA-API  – Unità di ricerca in apicoltura e bachicoltura. La sperimentazione s’inserisce in ambito del progetto SERINNOVATION, iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020.


Gruppo Operativo PEI-AGRI SERINNOVATION
Informazioni tecnico-scientifiche: Tel. 049 620205
Ufficio Stampa: Tel. 0424 525856 – 349 0721920
E-mail: info@serinnovation.it

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XE ORA DI SGAETARE

I bachi da seta hanno fatto il bozzolo… 

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Il fascino di una tradizione antica e di una seta tutta italiana, dopo più di 50 anni.

A Massanzago, in Via Molino Baglioni, da qualche anno si può assistere ad un evento davvero affascinante, organizzato nell’aia dello storico mulino dal florovivaista Lino Bernardo che, assieme ad amici e parenti, si appresta a compiere la tradizionale ‘sgaetada’.

Domenica 10 giugno, dalle ore 9 fino al primo pomeriggio, le famiglie e gli appassionati di antiche tradizioni contadine avranno di nuovo la possibilità di toccare con mano i bianchissimi bozzoli (quest’anno più di 50.000) che i bachi da seta hanno filato in poche ore, dopo essere stati costantemente accuditi per alcune settimane e nutriti con centinaia di chili di foglie di gelso, raccolte nel proprio gelseto realizzato circa 9 anni fa, che vanno ora tolti dalle raggiere per essere poi avviati all’essicazione.

Questa usanza è riapparsa in Veneto grazie ad una recente e graduale ripresa della gelsibachicoltura, favorita da una ritrovata salubrità ambientale e da recenti e solide collaborazioni con imprese artigianali ed industriali che stanno introducendo nel mercato dei prodotti esclusivi ed innovativi, per i quali viene richiesta una seta interamente italiana, tracciata e certificata.

Bernardo, presidente della Rete di Imprese Agricole Bachicoltura Setica, fa da portavoce alle realtà delle province di Padova, Vicenza, Treviso e Belluno che hanno deciso di fare squadra in questa attività, che necessita di essere ammodernata e riorganizzata per tornare ad essere competitiva nel mercato: “Questa è un’attività integrativa a cui abbiamo scelto di dedicarci con le nostre aziende, a fronte di nuove prospettive di crescita e sviluppo. In questi ultimi anni, anche grazie all’indispensabile supporto dei ricercatori ed esperti del Crea di Padova, ci stiamo impegnando nella ripartenza di questa filiera, convinti che possa essere di grande interesse anche per tanti giovani, che potrebbero portare avanti con noi le molte innovazioni che abbiamo in programma, contribuendo così ad aumentare nei prossimi anni la produzione di autentica seta italiana”. Proprio in questi giorni è entrato in funzione il nuovo essiccatoio, realizzato da una ditta del territorio, che completa le attrezzature ed i servizi necessari per l’allevamento del baco da seta, oltre alle raggiere, alle piante di gelso ed altri materiali.

Alcune delle aziende attualmente impegnate nella campagna bacologica sono coinvolte anche nel Progetto Serinnovation, recentemente entrato a far parte dei Gruppi Operativi che ha avuto accesso a dei finanziamenti messi a disposizione dalla Regione del Veneto attraverso i PSR 2014-2020. L’obiettivo è quello di creare nuove opportunità di crescita per le aziende agricole, ottimizzando i processi produttivi e creando un modello sostenibile sia a livello economico che ambientale, in grado di rispondere alla richiesta crescente di prodotti in seta 100% italiana destinata ai più svariati settori, da quello tradizionale della moda e del tessile di lusso a quelli più innovativi come il medicale ed il mangimistico.

Per ulteriori informazioni si prega di fare riferimento ai contatti sotto riportati.
Referente per l’evento: Sig. Lino Bernardo – Cell. 330 478029 – Tel. 049 5797500

 

A cura di Laura stievens

Ufficio Operativo PEI-AGRI SERINNOVATION

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Iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020 Organismo responsabile dell’informazione: Il Brolo Società Agricola Srl Autorità di gestione: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR Parchi e Foreste


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GELSOLINO

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Di recente, sulla pagina Facebook del Museo della Seta di Vittorio Veneto, ho sentito parlare per la prima volta di “gelsolino” – da non confondere con “gelsomino”.

In breve, il gelsolino é la fibra tessile ricavata dalla corteccia del gelso. Sembra che abbia  origini vittoriesi. Infatti, l’inventore della sostanza tessile, utilizzata soprattutto per produrre damaschi, rasi, stoffe per mobili, tappezzerie e paramenti sacri, fu Giuseppe Pasqualis. Nato nel 1825 e morto nel 1895, Pasqualis era originario del Friuli.

Scienziato, nel 1873 assunse la carica di direttore dell’Osservatorio bacologico. Presso il prestigioso istituto tenne le relazioni annuali ininterrottamente dal 1873 al 1890. La passione e la preparazione tecnica di Pasqualis venne trasmessa anche ai due figli Luigi e Giusto. Luigi, collaboratore nell’azienda di famiglia, è ancora ricordato per la sua voluminosa opera sulla bacologia, che al momento della pubblicazione conobbe una vasta diffusione. È il “Trattato sulla bacologia”, uscito nel 1909.

Anche Giusto si mise in luce per l’attività pubblicistica. Conobbe addirittura 12 edizioni tra il 1880 e il 1905 la sua operetta sulle regole indispensabili per ottenere la perfetta nascita dei bachi. Agronomo ed entomologo, collaborò con varie riviste scientifiche del tempo. È sulla bachicoltura, comunque, che Giusto Pasqualis si specializzò tanto che a Vittorio Veneto aprì uno stabilimento per la produzione dei filatura e tessitura del gelsolino.

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In qualche modo, le ricerche sull’uso del gelsolino furono una conseguenza degli effetti devastanti della pebrina, infezione trasmessa al baco dalle foglie del gelso. La malattia a partire dal 1850  si era diffusa in tutto il mondo determinando il crollo della produzione di bozzoli europea e mettendo conseguentemente in ginocchio l’economia di diverse nazioni.

Come noto del problema si occupò Louis Pasteur su incarico del Governo Francese. Le aree agroindustriali interessate dalla gelsibachicoltura si  organizzarono conseguentemente in presidi di monitoraggio e di prevenzione della diffusione della malattia per dare vita agli Osservatori bacologici.

Tra questi in Italia rappresentò un punto di eccellenza quello diretto da Giuseppe Pasqualis che contribuì ad accrescere la reputazione della bontà della produzione veneta di bachi.  Per rispondere alle esigenze di approvvigionamento di fibre tessili da parte di un sistema industriale che non voleva più esporsi ai rischi di una nuova epidemia, si erano intanto intensificate le ricerche e le sperimentazioni per la messa a punto di fibre artificiali.

I problemi del gelso e quindi della seta non erano infatti finiti. La produzione mondiale di gelso venne minacciata da una nuova infestazione, causata questa volta  dalla «Diaspis pentagona» – una cocciniglia che da alcuni anni si era diffusa in alcuni comuni della provincia di Como raggiungendo in breve tempo i gelsi veneti e a seguire le coltivazioni meridionali.

E’ in questo contesto che Pasqualis inaugurò lo stabilimento del Gelsolino che, anticipando le ricerche autarchiche che anni dopo portarono alla realizzazione del rayon, utilizzava appunto i rami dei gelsi per produrre filamenti destinati in un primo tempo soprattutto per la produzione di tappeti e tessuti per arredamento. Per produrre questo particolare tessuto, nel 1889 Pasqualis avviò uno opificio in prossimità del fiume Meschio.

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A riproporre il gelsolino oggi é il Lanificio Bottoli, azienda trevigiana fondata nel 1861 che ha acquisito negli anni reputazione nella lavorazione delle fibre naturali “particolari” come la lana italiana utilizzata nelle sue  nuance naturali e la canapa.


 

COMO: #BACOMANIA – UN BACO PER AMICO

Segnaliamo il seguente evento organizzato da nostri amici di Como. 

Raduno per bambini aspiranti allevatori di bachi da seta con merenda sotto il gelso.

Sabato 26 maggio dalle 15.00 alle 17.00 presso la Sala Bachi del Museo della Seta di Como in via Castelnuovo, 9.

Ingresso gratuito previa prenotazione via mail a press@museosetacomo.com

Opure telefonare allo 031 303 180 entro venerdì 25 maggio.

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Il prossimo sabato al Museo della seta presso la Sala Bachi o sala interattiva titolata a Giannino Brenna, si svolgerà un raduno dedicato ai bambini e agli adulti accompagnatori interessati a scoprire l’allevatore di bachi che è in loro. Si tratta di un racconto-esperienza nel quale si sveleranno i piccoli segreti operativi della bachicoltura, dalla predisposizione di un ambiente adatto nel quale allevarli, alla raccolta e preparazione delle foglie del gelso che sono il loro unico nutrimento. Nella nostra sala sono già presenti tanti bachi che stanno preparando il bozzolo in questi giorni: noi racconteremo ai più piccoli come si realizza il “bosco”, l’intreccio di rami sul quale i bachi si arrampicano per chiudersi al suo interno prima di diventare farfalle. I bambini possessori di bachi  sono invitati a portarli o a portare i bozzoli se si sono già formati: li peseremo per stabilire il “re dei bachi”, raccoglieremo i racconti dei bambini già allevatori e ne aggiungeremo altri degli aspiranti tali, per concludere in bellezza con una merenda all’aperto sotto i meravigliosi gelsi del nostro Museo.

Il Museo della Seta si offre ancora di più ai cittadini comaschi e ai turisti: dallo scorso weekend infatti ha prolungato giorni e orari di apertura e ora vi aspetta anche sabato e domenica orario continuato dalle 10.00 alle 18.00.

L’iniziativa viene svolta anche grazie al Bando Cariplo “Per non perdere il filo” in collaborazione con la Cooperativa Sociale Questa Generazione.


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