BOZZOLI: NON SOLO.

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In ambito del progetto dimostrativo Serinnovation (PSR Veneto – Misura 16), Cantiere Verde, SRL agricola & società benefit di Belluno, é stato incaricato di produrre a titolo sperimentale seme-bachi sotto la guida del CREA-API di Padova, Unità di ricerca di bachicoltura.

Dopo due mesi di impegno costante presso la Casa del Baco a Sedico (BL), é stata consegnata sabato 4 agosto  la prima produzione di seme-bachi (poliibridi), risultato da un incrocio tra razze di bachi cinesi e giapponesi. Le ovature saranno analizzate e controllate dagli esperti del CREA-API per verificare l’assenza di malattie e la qualità del seme.

Ci ricordiamo che gli Istituti bacologici erano nati in Italia dalla necessità di porre rimedio ad una calamità che si verificò in Europa a metà del XIX secolo, ebbe conseguenze catastrofiche e divenne un problema di Stato. La pebrina, malattia del baco da seta da tempo immemorabile ben nota, a partire dal 1850 si diffuse infatti in forma del tutto inusitata, determinando il crollo della produzione europea di bozzoli e mettendo conseguentemente in ginocchio l’economia di diverse nazioni.

Louis Pasteur affrontò il delicato e grave problema a partire dal 1865 su incarico del governo francese; dopo anni di studi e sperimentazioni approntò una procedura profilattica (metodo Pasteur) che venne ufficializzata nel 1870 al Congresso Bacologico Internazionale di Gorizia, la quale consentì di ottenere seme bachi sano. I primi stabilimenti bacologici vennero quindi fondati, a partire dal 1870, per la produzione di seme bachi (uova del lepidottero Bombyx mori) secondo il metodo Pasteur, basato sull’analisi microscopica delle farfalle che avevano deposto.

Fu a quel punto che, seguendo l’esempio della fondazione dell’Istituto bacologico di Gorizia (1869), venne istituita con regio decreto del 1871 la Reale Stazione Bacologica Sperimentale di Padova. Il regolamento della neonata stazione bacologica fissava gli obiettivi da perseguire, tra i quali: confezionare il seme-bachi anche per conto dei privati, sperimentare nuovi incroci e nuove tecniche di allevamento, diffondere tramite scritti e conferenze le ricerche effettuate.

Istituto-BrusenganaAncora oggi, l’Unità di ricerca di bachicoltura del CREA-API con sede a Padova rappresenta un esempio di ‘best practice’ in Europa e nel mondo in campo della ricerca applicata in bachicoltura. Peccato che la sede di Padova debba fronteggiare il rischio della chiusura. Un’ipotesi che, se divenisse realtà, spazzerebbe via un patrimonio di conoscenze che si è accumulato in oltre centocinquanta anni di storia.


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