IL BACO DA SETA: TRA MEMORIA E TRADIZIONI CONTADINE

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A 10 Km. da Ravenna, a 5 Km. da Russi e a 20 Km. da Forlì, immerso nella ridente campagna romagnola e nell’atmosfera magica del fiume Montone si trova San Pancrazio, piccolo villaggio agricolo e artigianale ancora distante dal ritmo forsennato della vita moderna. Qui si trova un museo della vita contadina dove Canapa e Tessitura sono gli allestimenti permanenti realizzati in alcune sale. In altri locali sono esposti gli oggetti relativi al “grano e pane”, al “baco da seta“, al “latte e formaggio”, al “maiale” e al “vino”.

Interessante il racconto del ciclo di allevamento del baco da seta, che ricorda scenari simili in molte parti d’Italia:

“Nel territorio di San Pancrazio l’allevamento del baco da seta (e’ bigat) era praticato da tempo immemorabile. Era, come per la canapa, un’attività frammentata in piccole unità a dimensione familiare. Si dice che all’inizio del XX° secolo l’ottanta per cento delle famiglie presenti sul nostro territorio, contadini, braccianti, artigiani, allevassero il baco da seta.

Questa attività scompare a metà degli anni Trenta con l’avvento delle prime fibre artificiali e col conseguente crollo del prezzo della seta sul mercato. Una ripresa c’è ma sporadica e di breve durata, durante gli anni del secondo conflitto mondiale.

Se nella famiglia contadina il vitto è assicurato dal grano e dal maiale, se i tessuti in gran parte sono forniti dalla lavorazione della canapa, con la vendita dei bozzoli (bozal) al mercato della seta, in giugno, entrano in casa i primi soldi di quell’anno, in contanti.

 Il fattore porta il seme bachi

L’allevamento inizia verso la fine del mese di aprile. Seguendo il provverbio secondo il quale per S. Marco, il 25 aprile, “il baco o è posto o è nato” (par Sa Merch e’ bigat o l’è post o l’è ned), la famiglia contadina riceve dal fattore un’oncia (onza) o un’oncia e mezzo di seme bachi con mille raccomandazioni.

Per soddisfare alcune esigenze particolari accade spesso che la famiglia contadina decida di allevare per proprio conto un quarto o una mezza oncia (onza) di bigatti insieme a quelli forniti dal padrone. Questa quantità di seme bachi viene acquistata privatamente dai rivenditori specializzati della zona.

Preparazione dei bazzi

Dalla fine di aprile fino a metà giugno la famiglia contadina è sottoposta ad un lavoro intenso e a disagi notevoli perché l’allevamento dei bachi richiede attenzioni e cure assidue.

Normalmente i bachi vengono sistemati su intelaiature voluminose, i bazzi (i bez) al piano superiore della casa, nelle camere da letto e nei magazzini, per evitare l’umidità. Spesso le persone vanno a dormire nella stalla (int la stala), nel capanno (int e’ capan) o in altre parti della casa.

Incubazione naturale sul seno dell’azdora

Per far schiudere le uova, queste devono essere poste in incubazione per circa una settimana ad una temperatura possibilmente costante di 25 gradi. A ciò provvede di solito la donna anziana della casa perché è senza dubbio la più esperta e la meno impegnata nei lavori dei campi.

Estrae dalla loro custodia le cartine su cui sono fissate le numerosissime, piccolissime uova nere, le avvolge in una pezzuola (la gulpadina) e perché stiano calde pone la gulpadina sul proprio seno, fra la sottoveste e il busto, mentre di notte la mette nel letto sotto il cuscino dei piedi.

Schiusa della uova

Dopo cinque o sei giorni di incubazione le uova cominciano a schiudersi. Sopra i bacolini neonati viene posta una reticella a maglia fitta o un foglio di cartapaglia forata con fori da un millimetro di diametro. Sopra la carta viene sparsa della foglia di gelso (foja d’mor) tritata finemente.

Le piccole larve attratte dall’odore della foglia cominciano a salire attraverso i fori della carta gettandosi a mangiare voracemente la foglia tritata. Quando tutti i bacolini sono saliti sulla carta, queste viene trasferita su un setaccio (sdaz) da farina e di nuovo viene distribuita sopra i bachi altra foglia fresca tritata. ” >>>> leggi di più


Museo della Vita Contadina in Romagna  RUSSI, 48020 – S. Pancrazio di Russi

Via XVII Novembre, 2
tel.: 0544 534303 – 3497881929
fax: 0544 535033
lagrama@racine.ra.it

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