XE ORA DI SGAETARE

I bachi da seta hanno fatto il bozzolo… 

sgaetare_2018-1

Il fascino di una tradizione antica e di una seta tutta italiana, dopo più di 50 anni.

A Massanzago, in Via Molino Baglioni, da qualche anno si può assistere ad un evento davvero affascinante, organizzato nell’aia dello storico mulino dal florovivaista Lino Bernardo che, assieme ad amici e parenti, si appresta a compiere la tradizionale ‘sgaetada’.

Domenica 10 giugno, dalle ore 9 fino al primo pomeriggio, le famiglie e gli appassionati di antiche tradizioni contadine avranno di nuovo la possibilità di toccare con mano i bianchissimi bozzoli (quest’anno più di 50.000) che i bachi da seta hanno filato in poche ore, dopo essere stati costantemente accuditi per alcune settimane e nutriti con centinaia di chili di foglie di gelso, raccolte nel proprio gelseto realizzato circa 9 anni fa, che vanno ora tolti dalle raggiere per essere poi avviati all’essicazione.

Questa usanza è riapparsa in Veneto grazie ad una recente e graduale ripresa della gelsibachicoltura, favorita da una ritrovata salubrità ambientale e da recenti e solide collaborazioni con imprese artigianali ed industriali che stanno introducendo nel mercato dei prodotti esclusivi ed innovativi, per i quali viene richiesta una seta interamente italiana, tracciata e certificata.

Bernardo, presidente della Rete di Imprese Agricole Bachicoltura Setica, fa da portavoce alle realtà delle province di Padova, Vicenza, Treviso e Belluno che hanno deciso di fare squadra in questa attività, che necessita di essere ammodernata e riorganizzata per tornare ad essere competitiva nel mercato: “Questa è un’attività integrativa a cui abbiamo scelto di dedicarci con le nostre aziende, a fronte di nuove prospettive di crescita e sviluppo. In questi ultimi anni, anche grazie all’indispensabile supporto dei ricercatori ed esperti del Crea di Padova, ci stiamo impegnando nella ripartenza di questa filiera, convinti che possa essere di grande interesse anche per tanti giovani, che potrebbero portare avanti con noi le molte innovazioni che abbiamo in programma, contribuendo così ad aumentare nei prossimi anni la produzione di autentica seta italiana”. Proprio in questi giorni è entrato in funzione il nuovo essiccatoio, realizzato da una ditta del territorio, che completa le attrezzature ed i servizi necessari per l’allevamento del baco da seta, oltre alle raggiere, alle piante di gelso ed altri materiali.

Alcune delle aziende attualmente impegnate nella campagna bacologica sono coinvolte anche nel Progetto Serinnovation, recentemente entrato a far parte dei Gruppi Operativi che ha avuto accesso a dei finanziamenti messi a disposizione dalla Regione del Veneto attraverso i PSR 2014-2020. L’obiettivo è quello di creare nuove opportunità di crescita per le aziende agricole, ottimizzando i processi produttivi e creando un modello sostenibile sia a livello economico che ambientale, in grado di rispondere alla richiesta crescente di prodotti in seta 100% italiana destinata ai più svariati settori, da quello tradizionale della moda e del tessile di lusso a quelli più innovativi come il medicale ed il mangimistico.

Per ulteriori informazioni si prega di fare riferimento ai contatti sotto riportati.
Referente per l’evento: Sig. Lino Bernardo – Cell. 330 478029 – Tel. 049 5797500

 

A cura di Laura stievens

Ufficio Operativo PEI-AGRI SERINNOVATION

Tel. 0424 525856 – 349 0721920
info@serinnovation.it – www.serinnovation.it


Iniziativa finanziata dal Programma di sviluppo rurale per il Veneto 2014-2020 Organismo responsabile dell’informazione: Il Brolo Società Agricola Srl Autorità di gestione: Regione del Veneto – Direzione AdG FEASR Parchi e Foreste


Per rimanere aggiornato 
sulle attività del 
progetto Serinnovation,
iscriviti alla Newsletter
Annunci

GELSOLINO

33149414_1838123286246634_4197230019484844032_n

Di recente, sulla pagina Facebook del Museo della Seta di Vittorio Veneto, ho sentito parlare per la prima volta di “gelsolino” – da non confondere con “gelsomino”.

In breve, il gelsolino é la fibra tessile ricavata dalla corteccia del gelso. Sembra che abbia  origini vittoriesi. Infatti, l’inventore della sostanza tessile, utilizzata soprattutto per produrre damaschi, rasi, stoffe per mobili, tappezzerie e paramenti sacri, fu Giuseppe Pasqualis. Nato nel 1825 e morto nel 1895, Pasqualis era originario del Friuli.

Scienziato, nel 1873 assunse la carica di direttore dell’Osservatorio bacologico. Presso il prestigioso istituto tenne le relazioni annuali ininterrottamente dal 1873 al 1890. La passione e la preparazione tecnica di Pasqualis venne trasmessa anche ai due figli Luigi e Giusto. Luigi, collaboratore nell’azienda di famiglia, è ancora ricordato per la sua voluminosa opera sulla bacologia, che al momento della pubblicazione conobbe una vasta diffusione. È il “Trattato sulla bacologia”, uscito nel 1909.

Anche Giusto si mise in luce per l’attività pubblicistica. Conobbe addirittura 12 edizioni tra il 1880 e il 1905 la sua operetta sulle regole indispensabili per ottenere la perfetta nascita dei bachi. Agronomo ed entomologo, collaborò con varie riviste scientifiche del tempo. È sulla bachicoltura, comunque, che Giusto Pasqualis si specializzò tanto che a Vittorio Veneto aprì uno stabilimento per la produzione dei filatura e tessitura del gelsolino.

s-l300

In qualche modo, le ricerche sull’uso del gelsolino furono una conseguenza degli effetti devastanti della pebrina, infezione trasmessa al baco dalle foglie del gelso. La malattia a partire dal 1850  si era diffusa in tutto il mondo determinando il crollo della produzione di bozzoli europea e mettendo conseguentemente in ginocchio l’economia di diverse nazioni.

Come noto del problema si occupò Louis Pasteur su incarico del Governo Francese. Le aree agroindustriali interessate dalla gelsibachicoltura si  organizzarono conseguentemente in presidi di monitoraggio e di prevenzione della diffusione della malattia per dare vita agli Osservatori bacologici.

Tra questi in Italia rappresentò un punto di eccellenza quello diretto da Giuseppe Pasqualis che contribuì ad accrescere la reputazione della bontà della produzione veneta di bachi.  Per rispondere alle esigenze di approvvigionamento di fibre tessili da parte di un sistema industriale che non voleva più esporsi ai rischi di una nuova epidemia, si erano intanto intensificate le ricerche e le sperimentazioni per la messa a punto di fibre artificiali.

I problemi del gelso e quindi della seta non erano infatti finiti. La produzione mondiale di gelso venne minacciata da una nuova infestazione, causata questa volta  dalla «Diaspis pentagona» – una cocciniglia che da alcuni anni si era diffusa in alcuni comuni della provincia di Como raggiungendo in breve tempo i gelsi veneti e a seguire le coltivazioni meridionali.

E’ in questo contesto che Pasqualis inaugurò lo stabilimento del Gelsolino che, anticipando le ricerche autarchiche che anni dopo portarono alla realizzazione del rayon, utilizzava appunto i rami dei gelsi per produrre filamenti destinati in un primo tempo soprattutto per la produzione di tappeti e tessuti per arredamento. Per produrre questo particolare tessuto, nel 1889 Pasqualis avviò uno opificio in prossimità del fiume Meschio.

download

A riproporre il gelsolino oggi é il Lanificio Bottoli, azienda trevigiana fondata nel 1861 che ha acquisito negli anni reputazione nella lavorazione delle fibre naturali “particolari” come la lana italiana utilizzata nelle sue  nuance naturali e la canapa.