IL CANTIERE DEL BACO: VALDO TV

E ora disponibile su youtube la trasmissione realizzata da Valdo TV presso la Biofattoria sociale Badilet sul Cantiere del Baco – Intervista ad Angelo Paganin – Coordinatore del Cantiere della Provvidenza-SPA.

Buona visione!


 

Annunci

MUSEO DELL’INDUSTRIA BACOLOGICA: INAUGURAZIONE

Locandina inaugurazione 1 10 2017Il 1 ottobre 2017, a Vittorio Veneto, verrà inaugurato il Museo dell’Industria Bacologica “D. Marson 1854 – 1930”. Interverranno  Silvia Cappellozza, ricercatrice e direttrice del CREAA-API di Padova, Unità di ricerca di bacologia; Giuliano Lapasini, architetto; Maria Pia Premuda Marson e Ettore Marson. Inaugurazione alle 15.30

Il Museo Bacologico Marson è un Museo privato. Esso vuole dare testimonianza di quell’attività scientifica che sorse nella seconda metà del XIX secolo per risolvere la calamità causata dal dilagare di una malattia del baco da seta che azzerò la bachicoltura in tutta Europa.

Nel Settecento e nella prima metà dell’Ottocento nella penisola italiana, nel Midì francese e nelle regioni meridionali dell’Impero Austriaco, la filiera serica aveva un’importanza economica enorme. La penisola italiana era stimata il secondo produttore mondiale di filo di seta dopo la Cina; il Regno Lombardo Veneto e il Regno di Sardegna avevano la seta quale primo prodotto di esportazione.

La bachicoltura si era sviluppata senza la presenza degli Stabilimenti Bacologici e nelle famiglie di agricoltori e nelle piccole aziende rurali era diffusamente praticata in quanto il prodotto dei bozzoli presentava il pregio inestimabile di essere il primo dell’annata a smercio e pagamento immediato.

All’inizio della seconda metà del diciannovesimo secolo a causa del repentino diffondersi della pebrina, malattia del baco da seta peraltro da tempo immemorabile ben nota, si verificò in Europa l’improvviso crollo della produzione bozzoli che comportò conseguenze catastrofiche per l’economia.

L’epidemia pertanto divenne un problema di Stato.

La nascita degli Istituti Bacologici, a seguito dell’adozione del metodo Pasteur, costituisce un punto di evidente singolarità nella curva evolutiva della Filiera Serica.

L’Osservatorio ed Istituto Bacologico Marson, successivamente chiamato Stabilimento Bacologico, venne fondato nel 1882 da Domenico Marson (1854-1930) che ebbe un ruolo di particolare rilievo nel perfezionamento e nello sviluppo dell’industria bacologica nazionale. Nel volume Bibliografia del filugello (Bombyx mori L.) e del gelso (Morus alba L.), opera questa curata nella R. Stazione Bacologica Sperimentale di Padova dal dott. Roberto Di Tocco per conto dell’Ente Nazionale Serico, C.E.D.A.M., Padova 1927, si riportano ben 37 pubblicazioni scientifiche di Domenico Marson.

L’importanza del ruolo di Domenico Marson è documentata anche dal riconoscimento che il Ministero dell’Agricoltura della Repubblica Francese gli attribuì il 14 settembre 1926, riconoscimento questo che venne comunicato dalle riviste specializzate, quali il Bollettino di Sericoltura del 18 settembre 1926, e dai principali periodici, quali Il Sole, la Gazzetta di Venezia, e Lo sviluppo di Milano del 25 settembre 1926 che così riportò la notizia: «Una delle più ragguardevoli personalità della vita industriale veneta, il prof. Domenico Marson, fondatore dello Stabilimento Bacologico Fratelli Marson di Vittorio Veneto, e Presidente dell’Associazione Veneta Confezionatori Seme-Bachi, è stato nei giorni scorsi insignito dal Ministero dell’Agricoltura della Repubblica Francese della Croce di cavaliere del merito agricolo per i noti, interessanti studi nel campo serico-bacologico. Non soltanto Vittorio Veneto, ma anche tutto il Veneto, dove l’egregio uomo gode infatti una larga e ben meritata stima, l’annuncio della distinzione conferitagli è stata appresa con  generale  soddisfazione. […] L’alta distinzione non ha bisogno di commenti poiché le benemerenze che il prof. Marson si è acquistato nel campo dell’industria, sono così numerose e conosciute, che qualsiasi onorificenza aggiunge lustro a un nome che il lavoro e lo studio hanno da tempo nobilitato. […]».

Per saperne di più


Depliant Museo | Sito Web

PAESAGGI DEL TRENTINO: IL GELSO

004699-terrecoltivate

In Trentino, come in altre regioni d’Italia e  nel Bellunese, il gelso ha partecipato alla creazione di un certo tipo di paesaggio agrario che è poi mutato nel tempo per poi scomparire…e forse rinascere sotto altre forme.

Interessante la Mostra: Paesaggi del Trentino, che tratta anche l’argomento ‘Gelso’. La mostra racconta le unità paesaggistiche che compongono oggi le “terre coltivate” del Trentino: il vitigno, il meleto, la cerealicoltura, l’orticoltura, la castanicoltura, il noceto, l’oliveto, l’alpicoltura, la selvicoltura, le unità paesaggistiche scomparse (gelsicoltura, grano saraceno, tabacchicoltura) e le coltivazione residuali (ciliegia, susina, piccoli frutti, kiwi, pera, apicoltura). Seguono degli approfondimenti sui temi del lavoro e del viaggio. Una cronologia invita inoltre a seguire le date principali della storia mentre al centro della galleria sono poste le casette dei prodotti.

Si viene a sapere che la diffusione del gelso in Trentino su vaste porzioni di territorio è avvenuta in gran parte nel corso del 1700 soprattutto in Vallagarina e in Val di Non.

I paesaggi agricoli del Trentino – La gelsicoltura from Paesaggi del Trentino on Vimeo.

Alla fine dell’800, in difesa e per il rilancio della bachicoltura trentina, viene fondato l’Istituto bacologico di Trento.  L’Istituto è ufficialmente inaugurato nel 1894, alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe, e diventa presto uno dei centri più avanzati d’Europa. La sua attività riguarda soprattutto la selezione delle uova (semen bachi), l’istituzione di cattedre ambulanti, la formazione dei contadini e degli operai, il sostegno nelle campagne e alle famiglie per la gelsicoltura e per l’allevamento del baco.

L’ambiente in cui venivano allevati i bachi da seta era perlopiù domestico. Erano indispensabili un locale areato, asciutto e pulito (in genere si utilizzavano la camera da letto o la cucina), una quantità di legna sufficiente a riscaldare l’ambiente (la temperatura non doveva scendere sotto i 10 gradi), e foglie di gelso in abbondanza per l’alimentazione del baco. L’allevamento iniziava in primavera. Si rendeva necessaria una pulizia profonda dei locali, l’imbiancatura delle pareti, la disinfezione degli attrezzi da lavoro e del pavimento. Nelle stanze dove si allevava il baco venivano posti dei telai di legno costruiti artigianalmente, detti graticci o arele, disposti in più piani orizzontali. Sui piani erano posti i bachi, che venivano nutriti con foglie di gelso tagliuzzate in pezzi via via più grandi a seconda dello sviluppo del bruco.

Leggi tutto


 

 

RASSEGNA STAMPA SETA ETICA: ESTATE

logo_seta_etica_r_footer

Quando testate giornalistiche e trasmissioni radio e tv, sia nazionali che internazionali, entrano in contatto con la Seta Etica ne parlano con entusiasmo e stupore. Ecco come viene raccontata questa filiera 100% italiana da giornalisti, registi e fotografi su carta stampata e on-line.


05/08/2017 – Il Giornale di Vicenza
Orafi-sarti: abiti in seta etica 18 carati … leggi


15/07/2017 – Il Giornale di Vicenza
Origin, l’innovazione berica trova una vetrina che la esalta … leggi


13/07/2017 – Rai3 – TG Veneto
ECCELLENZE VENETE IN FIERA A MILANO – Cos’hanno in comune il laboratorio di ricamo più ricercato del mondo, l’App che ricostruisce il DNA dei bottoni e l’orafo che ha riscoperto la seta italiana? … vedi il servizio dal min. 9:17


25/06/2017 – Rai1 – Linea Verde Estate
La puntata andrà in onda domenica 25 giugno alle ore 12:20 … vedi backstage delle riprese


12/06/2017 – La Stampa
Dal baco da seta una fibra per gioielli. “Così la ricerca agricola salva l’ambiente” … leggi


07/06/2017 – Ecquologia
G7 Ambiente di Bologna: un pezzetto di Ecofuturo con “Seta Etica” … leggi


Rassegna stampa dal 2014 – Clicca qui