RETE HUMUS: PER UN BIOLOGICO DIVERSO

Interessati da sempre all’agricoltura BIO, i protagonisti del Cantiere del Baco seguono con attenzione l’evoluzione del settore. In questi ultimi mesi è nata in Italia la Humus, rete sociale per la bioagricoltura  italiana, che porta avanti riflessioni importanti ed esplora soluzioni che potrebbero portare delle risposte a tante interrogazioni sul futuro del settore. Ci è sembrato giusto condividere con voi alcuni aspetti.

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Humus è una rete di organizzazioni agrobiologiche impegnate in diverse regioni d’Italia a proseguire l’esperienza intrapresa con convinzione ormai oltre venti anni fa. Tra i promotori ritroviamo molte persone di una generazione cresciuta e maturata nello slancio culturale ed ideale dell’agricoltura biologica italiana (nel contesto più ampio dell’Europa), che oggi riflettono sugli esiti di un “movimento” che dopo aver proposto e dato vita concretamente al biologico nei contesti produttivi, distributivi e culturali-relazionali, si avvede di una realtà eccessivamente governata dalle politiche pubbliche e dagli interessi di mercato, dove i valori etici e sociali originali rischiano di disperdersi. 

Tra le riflessioni della rete…. 

  • I mercati dei prodotti biologici e del Fairtrade stanno crescendo in tutto il mondo, sia nei paesi occidentali – anche in Italia nonostante la crisi – e nei paesi emergenti: dal Brasile alla Cina, dal Medio Oriente all’Africa;
  • prodotti biologici italiani di qualità sono sempre più apprezzati in tutti i mercati coerentemente con i nuovi trend di mercato che si stanno affermando, caratterizzati dall’attenzione verso prodotti di elevata qualità non solo intrinseca, ma anche rispetto alla sostenibilità ambientale e sociale delle aziende e dei loro prodotti;

  • Rispetto a questo fenomeno di crescita le evoluzioni delle normative europee ed il piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica, lasciano intravedere opportunità e rischi. L’opportunità è che vi siano nuovi sistemi e strumenti di regolamentazione a favore delle piccole forme di agricoltura. Il rischio è che il settore sia ancora oggetto di una visione burocratica e minimalista, più attenta agli aspetti formali, che ai reali contenuti (ambientali, sociali, salutistici…), riducendo a pratica residuale le attività di controllo in campo.

Sul biologico italiano…

In Italia l’agricoltura biologica continua a crescere in termini di numero di aziende di produzione e prodotti distribuiti e consumati, anche in questi ultimi anni di crisi economica. Le difficoltà economiche non hanno determinato la riduzione dei consumi dei prodotti biologici in Europa ed in Italia. La qualità e la visibilità dei prodotti biologici è rimasta quindi fattore determinante delle scelte di milioni di consumatori.

Tuttavia il biologico italiano sta attualmente vivendo una fase di passaggio, in cui si sono affievolite (di fatto forse esaurite) le motivazioni e le condizioni sociali e culturali che ne hanno determinato la sua nascita e la crescita, senza che si siano affermati nuovi punti di riferimento (diversi dai mercati dominanti) in grado di dare ulteriore vitalità al “movimento” del biologico. Irrompono sempre più scandali legati a traffici illegali di materie prime e prodotti. In breve, il settore  si espone sempre più al rischio della perdita di credibilità del sistema pubblico di garanzia, rispetto alle esigenze avanzate dagli operatori economici e dai consumatori. A questi fenomeni di degenerazione della credibilità dei prodotti se ne aggiungono altri, di non meno gravità. In intere aree del paese parte rilevante dell’economia risulta interessata a fenomeni di sfruttamento della manodopera e di vera e propria infiltrazione malavitosa. Le filiere agroalimentari sono molto esposte a tali rischi, comprese le esperienze biologiche di produzione e distribuzione, soprattutto quando il loro sviluppo prescinde dal perseguimento dei valori della legalità ed alla giustizia.

 Quindi…. Che fare?

Dalle considerazioni fatte ne deriva che un recupero di vitalità e di credibilità dell’agricoltura biologica italiana passa dalla possibilità di recuperare e rielaborare a livello nazionale (cioè del sistema-paese) una sua forte connotazione ambientale, salutistica e sociale. Un percorso di rielaborazione che deve vedere inevitabilmente il protagonismo delle parti più diffuse ed importanti, cioè i produttori e le loro organizzazioni ed i consumatori, singoli ed associati. Sono infatti i produttori agricoli ed i consumatori, insieme ai sistemi artigianali radicati sul territorio, che oggi rappresentano le parti più numerose e rappresentative della filiera di produzione e che oggi però subiscono il peso gravoso e le conseguenze di sistemi convenzionali logistici e distributivi sempre più insostenibili, dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Devono quindi necessariamente essere presi a riferimento ed approfonditi importanti principi essenziali.

Per saperne di più


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