TRADIZIONE SERICA IN CALABRIA: UN PO DI STORIA

header_museoL’introduzione dell’arte della seta, in Sicilia e in Calabria, si fa risalire al 1147, dopo la spedizione di Ruggero contro l’Impero Bizantino. In Calabria alcune notizie riportano la conoscenza dell’arte serica prima di questa data. Il de Amato ricorda che fu introdotta a Catanzaro da « alcuni orientali nella città commemoranti », e da questi, a’ tempi di Roberto il Guiscardo, l’appresero i Catanzaresi. Nell’Annalista Salernitano è ricordato quel tale Stefano di Cosenza, che nell’889, portò al monastero di S. Benedetto della Cava, tra gli altri doni d’oro e d’argento anche della setaobrizzata, cioè grezza, certamente prodotta in Calabria. Nella storia critica e cronologica del Patrono di S. Bruno e del suo Ordine, si riscontra un diploma del 1089, il quale, nell’indicare i confini d’un podere, parla d’una piantagione di gelsi. Doveva trattarsi di gelsi mori, poiché quelli bianchi furono importati in Italia in tempi molto posteriori. Si sa che i gelsi mori sono di una vegetazione lunga, stentata e secolare, e perciò un gelseto fruttificante nel 1089 doveva risalire a molto tempo anteriore.

Senza dubbio, i Bizantini importarono in Calabria le prime conoscenze seriche; sotto i Saraceni esse ebbero grande incremento; ma il perfezionamento dell’Arte fu dovuto agli Ebrei al tempo dei Normanni e degli Svevi, quando nelle loro mani era pure l’arte della tintoria. Con decadenza del setificio in Sicilia, avvenuta nella seconda metà del secolo XIII, a causa dell’emigrazione dei Musulmani, la Calabria ebbe il primato dell’arte in tutta l’Italia, e dovette in gran parte ad essa la sua importanza commerciale. Tale era l’abbondanza delle sete calabresi che il Marafioti scriveva: « Anchora in Calabria se la superfluità non lo vetasse, e la commune humiltà lo permettesse, senza l’uso della lana, tutti potrebbono vestire sontuosamente di seta, perchè ogn’uno per povero ch’egli sia, fà in ogni anno nella propria casa tanta seta, che potrebbe commodamente vestire; non dimeno perchè la conditione non lo permette le preciosissime sete di Calabria sono trasportate per l’uso delle mercantie in quasi tutte le parti del mondo ».

L’arte della seta in Catanzaro – Statuti dell’Arte della seta nella Città di Catanzaro
L‘industria della seta a Reggio – La trattura e tessitoria della seta nel paraggio reggino
L‘industria della seta nella Calabria cosentina – Non si concede a Cosenza il Consolato dell’Arte
La decadenza dell’industria serica in Calabria – Il monopolio vessatorio del governo

Oreste Dito, La storia calabrese e la dimora degli ebrei in Calabria dal secolo V alla seconda metà del secolo XVI, editrice Casa del Libro, Cosenza 1967.


Esperienze consigliate:

Coop. Nido di Seta

Comunità Don Milani

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO: INSEGAR (FENOXYCARD)

CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO
DECIMA LEGISLATURA

MOZIONE N. 127
LA GIUNTA REGIONALE INTERVENGA PRESSO IL GOVERNO NAZIONALE PER DIFENDERE, SOSTENERE E PROMUOVERE LA GELSIBACHICOLTURA IN VENETO E NEL RESTO D’ITALIA

presentata il 13 aprile 2016 dal Consigliere Berlato

Il Consiglio regionale del Veneto

PREMESSO CHE:
il baco da seta (Bombyx mori) è un insetto olometabolo appartenente all’ordine dei lepidotteri che non esiste più allo stato selvatico dipendendo oggi in toto dall’uomo nella fase della produzione, nella fase della riproduzione ed in quella della conservazione;
– l’antichissima arte dell’allevamento del baco da seta si ripropone, oggi, come attività alternativa che può favorire una importante integrazione del reddito dell’agricoltore favorendo, altresì, importanti ricadute occupazionali;
– in questi periodi, assistiamo in Italia ad una sempre più crescente richiesta di seta greggia di qualità da parte dell’industria serica, rendendo la gelsibachicoltura italiana un’attività agricola ad alta potenzialità di sviluppo con connessi processi agroindustriali derivati;
– per il momento al crescente fabbisogno italiano ed europeo di seta greggia si deve far fronte con l’importazione di prodotto dalla Cina, prodotto la cui qualità non soddisfa le richieste dell’industria di trasformazione italiana ed europea;
– in Italia, la bachicoltura è particolarmente favorita grazie alle eccellenti conoscenze tecniche acquisite nel tempo in tale settore;
– il CREA di Padova (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria) , istituto che si è sempre occupato della ricerca e della sperimentazione sul baco da seta e sul gelso, ove vi è la presenza di un patrimonio di risorse genetiche sia di baco da seta che di gelso (il CREA di Padova detiene la banca di germoplasma che conserva circa 190 razze di baco da seta e 60 cultivar di gelso);
CONSIDERATO CHE:
– la bachicoltura rappresenta e costituisce una attività rispettosa dell’ambiente dal momento che il presupposto imprescindibile per consentire al baco da seta la realizzazione del suo ciclo produttivo è un ambiente incontaminato;
– la gelsicoltura non prevede l’utilizzo di antiparassitari;
– la gelsi-bachicoltura può essere praticata esclusivamente in aree non inquinate e soprattutto non contaminate dall’uso massiccio di antiparassitari chimici;
– è stata avanzata dalla società Syngenta presso il Ministero della Salute la richiesta di nuova registrazione dell’insetticida Insegar e della sostanza attiva in esso contenuta (fenoxycarb), a seguito della valutazione effettuata a livello europeo per il reinserimento dell’insetticida Insegar nell’allegato I della direttiva 91/414/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1991, (elenco delle sostanze attive autorizzate ad essere incorporate nei prodotti fitosanitari), relativa all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari;
– il fenoxycarb è un regolatore di crescita degli insetti, utilizzato per la lotta ai lepidotteri nocivi alle colture ma che ha contestualmente effetti estremamente dannosi per il baco da seta, dal momento che ne altera l’equilibrio ormonale e ne impedisce l’imbozzolamento;
– per tali motivi, l’utilizzo di Insegar era stato progressivamente vietato sul territorio italiano, anche a seguito degli enormi danni provocati alla bachicoltura italiana, che è stata, nel corso degli anni ‘90, praticamente azzerata anche e soprattutto a causa dell’utilizzo del fitofarmaco;
– Insegar ha d’altronde conseguenze più generali dal punto di vista ambientale sull’entomofauna selvatica, come evidenziato dal CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria), avendo causato la scomparsa di alcune specie di lepidotteri dal Nord Italia;
– dovrebbe essere primario obiettivo delle istituzioni interessate al nuovo sviluppo della filiera, garantire il corretto uso di insetticidi in agricoltura e procedere al divieto di utilizzazione di sostanze che danneggiano un’attività agroindustriale in crescita e con ottime potenzialità di sviluppo, con ottimi ricadute di natura occupazionale;
– l’eventuale autorizzazione alla ripresa dell’utilizzo di Insegar sul territorio italiano deve essere valutata, al di là del piano prettamente formale, sulla base dell’impatto dell’insetticida non solo sull’ambiente e su alcune specie di entomofauna presenti sul territorio italiano (con particolare attenzione al baco da seta) ma anche sul danno potenziale ad un settore economico attualmente in crescita, con conseguenze sugli investimenti che industria ed agricoltura stanno mettendo in atto;

impegna la Giunta regionale
– ad intervenire presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per impedire la rinnovata registrazione dell’insetticida Insegar, procedura attualmente in corso presso il Ministero della Salute;
– a sollecitare il Ministro della Salute a tenere in debito conto i rischi derivanti dall’autorizzazione al ritorno dell’utilizzo di tale insetticida, anche al fine di tutelare gli agricoltori che hanno investito e continuano ad investire nel settore gelsibachicolo.