NASCE L’ASSOCIAZIONE ITALIANA GELSIBACHICOLTURA

origin_dorica_176Ieri, in un comunicato stampa dell’ANSA si leggeva: “Nasce l’associazione italiana gelsibachicoltura. Ne dà l’annuncio Coldiretti Veneto che illustrerà l’iniziativa lunedì prossimo, sottolineando che l’associazione, pur essendo localizzata in Veneto, avrà carattere nazionale e sono già molte le adesioni arrivate da tutta Italia.”

La cooperativa sociale ONLUS Cantiere della Provvidenza di Belluno, che dal 2013 sviluppa una progettualità di lungo termine per la rinascita della via della seta in Italia, insieme a vari attori, tra cui il CREA-API di Padova che garantisce il rigore scientifico di tale impresa, è co-fondatrice della nuova associazione. La speranza è che la nuova associazione non fallisca ai propri scopi.

Infatti, la gelsibachicoltura moderna non è una cosa che s’inventa da soli. In alcuni settori, il fai-da-te può  essere pericoloso. Ricordiamoci che da quasi mezzo secolo l’Italia non produce più seta. Una nuova produzione capace di soddisfare il comparto tessile deve per forza essere di alta qualità e necessita di tecniche moderne e scientifiche che possano garantire dei costi sostenibili e il massimo dell’eccellenza.

Per fortuna, in Italia, abbiamo da un lato il CREA-API di Padova che rappresenta un’eccellenza in Europa e nel mondo come centro di ricerca in gelsibachicoltura, e dall’altro il complesso tessile comasco che rappresenta un’altra eccellenza mondiale nell’ultima fase di trasformazione della filiera tessile della seta.

Il CREA-API di padova mantiene un’importante banca di germoplasma (seme-bachi), custodisce numerose varietà di gelsi adatti ai nostri clima, agro-ambienti e paesaggi, e sviluppa molteplici linee di ricerca.  Storicamente, è lo stesso istituto che ha prodotto un seme-baco ricercato anche da altri nazioni.

L’industria della seta di Como, una delle zone a più alta vocazione manifatturiera d’Italia, ha la fortuna di lavorare il filato più nobile – la seta, appunto -, e il pregio di saperlo fare con una maestria e una capacità senza eguali al mondo. Due aspetti che, in un momento difficile come l’attuale, preservano questo mercato dai colpi avversi dell’economia. Questa produzione, infatti, si salva dal naufragio perché una sua grossa fetta della produzione finisce sul mercato francese del lusso e delle grandi case di moda di tutto il mondo.

Oggi come oggi, fibra e sottoprodotti della seta possono avere nuovi utilizzi, così integrando il reddito derivante dalla produzione del bozzolo. L’unica via per un percorso sostenibile è quella dell’innovazione e della qualità. Solo innovando, adottando processi e metodi più razionali e specializzati, ma allo stesso tempo rispettosi dell’uomo e dell’ambiente,  si potrà dare un futuro alla gelsibachicoltura e a chi la pratica. Se la gelsibachicoltura verrà fata con questi criteri, porterà ricchezza ai territori e alle comunita locali. Nel caso contrario, porterà a nuove disavventure.

Speriamo una lunga e buona vita alla nuova associazione.

A cura di Eric E. van Monckhoven

 

Statuto Associazione Italiana Gelsibachicoltura

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IL RITORNO DEI GELSI: IMPIANTO PILOTA IN VALBELLUNA

Il ritorno dei gelsi nel Valbelluna. Se ne parlava un anno fa in un articolo pubblico sul sito di Energetismo. Malgrado un estate senza acqua e un inverno con poche piogge e nevicate, crescono le 2600 piante messe a dimora nell’ottobre 2014 a Villiago, azienda pilota e dimostrativa di Veneto Agricoltura e possibile spazio per accogliere un centro regionale per l’innovazione e la sperimentazione in gelsibachicoltura. Il gelseto passerà presto in gestione alla cooperativa sociale Il Cantiere della Provvidenza – SPA di Belluno.

Riproduciamo qui di seguito l’articolo a cura di Claudia Bettiol

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La bachicoltura e la tessitura della seta sono stati per molti secoli il motore dell’economia del nord est italiano. I paesaggi della pianura non erano prati come siamo abituati a vederli ma erano caratterizzati da alberi di gelso le cui foglie fornivano nutrimento ai bachi.

Cogliendo il vero significato della parola crisi, la cui etimologia greca vuol dire cambiamento, alcuni sono tornati a percorrere nuove/vecchie strade cercando opportunità nelle tradizioni locali. Seguendo questi sogni, da un paio di anni sono nate cooperative di bachicoltori e sono tornati ad allevare i “prodigiosi vermetti” che producono il più resistente, lucente e sottile filo che esiste al mondo.

Ci sono molti motivi differenti per cui si era interrotta la filiera della seta, e possiamo riassumere le principali cause del declino nella stupidità e avidità dell’uomo: guerra dei prezzi delle produzioni di massa e inquinamento dovuto ad insetticidi. I bachi da seta, infatti, sono animali molto delicati e non amavano particolarmente un insetticida che per molti anni si è usato in agricoltura. Nonostante sia proibito da più di un decennio su tutto il territorio nazionale tranne la provincia di Bolzano, si è continuato a utilizzarlo illegalmente e solo ora l’utilizzo si è ridotto abbastanza da permettere di ripartire con nuovi allevamenti.

Tutto sembrerebbe semplice: coltivo un albero, prendo le foglie, nutro i bachi e aspetto che questi producano i loro bozzoli. Ma non è così. Dietro ogni azione c’è una profonda conoscenza e chi vuole avviare una attività deve farsi guidare da esperti che possano dargli i giusti consigli.

Ci sono molte varietà di gelso ognuna delle quali predilige certe aree climatiche e ci sono diverse razze di bachi in funzione del tipo di foglia di gelso e del tipo di seta che si vuole produrre. Ci sono le uova del baco da seta da scegliere per far partire gli allevamenti ogni nuova primavera, le cure e i controlli sanitari per i bachi (nell’ottocento quasi tutti gli allevamenti europei del baco furono distrutti per una malattia di questi insetti) e infine le tecniche per la scelta e la selezione dei bozzoli.

La conoscenza e il “saper fare” sono la ricchezza di una persona e di una comunità e per fortuna nel Veneto questa conoscenza è stata custodita, accresciuta e ora è a disposizione di coloro che vogliono tornare ad allevare bachi e a produrre seta. Ci sono due istituzioni che sono un punto di riferimento internazionale in Europa: il CRA-API  (oggi CREA) di Padova e Veneto Agricoltura.

Il CRA-API di Padova è un centro fondato nel 1871 proprio a seguito dei problemi sanitari nella bachicoltura europea ed è specializzato nello studio dell’intero ciclo. Conserva le uova di molte varietà e nel corso degli ultimi anni ha studiato forme di utilizzo dei bozzoli nella farmaceutica e cosmetica e nuovi “mangimi” per poter allevare i preziosi bachi anche durante i mesi invernali. E’ il CRA-API che nel corso degli ultimi anni ha supportato tutti coloro che hanno riattivato le produzioni di bozzoli ed in particolare la Cooperativa sociale “Il Cantiere della Provvidenza SPA – società persona ambiente” di Belluno che oggi è pronta a sua volta a formare nuovi imprenditori agricoli.

Il secondo centro è Veneto Agricoltura che nella azienda agricola pilota di Villiago (70 ettari nel comune di Sedico) ha piantato 2600 alberi di gelso per avviare una produzione consistente e dare vita ad un centro di formazione e informazione di bachicoltura per tutti coloro che vogliono tornare a operare in una delle fasi del ciclo della seta.

Nell’antico borgo interno dell’azienda, infatti, potrebbe nascere un centro di bachicoltura dove riprendere a riprodurre i Bachi da seta e contemporaneamente diffondere la cultura della seta a nuovi futuri imprenditori. Le richieste di supporto arrivano in continuazione, e non solo dall’Italia, e serve un luogo dove poter imparare e sperimentare tutte le opportunità offerte dalla coltivazione dei gelsi con l’assistenza di una guida esperta. Dalla seta alla tessitura, dalla cosmetica all’alimentare, dalla formazione al turismo.

Forse sono proprio vicini i tempi in cui il paesaggio del Veneto possa tornare ad essere caratterizzato da gelsi e il frusciare della seta italiana torni a far sognare le dame di tutto il mondo.

Pubblicato il 15 gennaio 2015

GODEGA: PARTECIPA ANCHE TU AL CONVEGNO

bacoIl 26 febbraio 2016 a Godega di Sant’Urbano (TV) si parla della ripartenza della filiera serica in Veneto e non solo. Tra i relatori anche alcuni “Serici”, partner del progetto Seta Etica 100% Italiana.
Di seguito riportiamo un interessante articolo pubblicato sul portale Sustainability-Lab News, che illustra i temi che verranno affrontati durante gli interventi:


La Via Veneta della seta. Un convegno a Godega SU

di Aurora Magni

Venerdì 26 febbraio 2016, ore 20,30
Palaingresso Godega Fiere – Godega di Sant’Urbano (TV)

E’ possibile rilanciare la bachicoltura in Veneto? Rispondere a questa domanda non significa (solo) rendere omaggio alla storia economica di una regione che fino ai primi decenni del XX secolo vide nell’allevamento del baco e nella lavorazione della seta una significativa fonte di reddito. Significa valutare le opportunità economiche ed industriali offerte dall’industria serica che trova nell’abbigliamento -ma anche nella cosmetica e nel medicale – ambiti applicativi interessanti. Significa valutare gli effetti occupazionali di start up in grado di unire competenze tecnologiche, conoscenze scientifiche e sensibilità ambientalista.

Di tutto questo, e delle opportunità offerte dalla misura 16 del PSR 2014-2020, si parlerà Venerdì 26 febbraio  nel corso di un convegno dal titolo “La via veneta della seta”, un’occasione importante per fare il punto sulle iniziative avviate e  su quelle ipotizzabili per rilanciare la sericoltura nella Regione.
Gli interventi  puntualizzeranno gli aspetti dell’allevamento del baco e della coltivazione del gelso, i punti di forza e le criticità dell’area a partire dalla non facile convivenza della coltivazione del gelso con un’agricoltura tradizionale fortemente caratterizzata da usi di composti chimici (pesticidi, fertilizzanti, diserbanti). Saranno presentate le misure del PSR che possono essere utilizzate per sostenere gli agricoltori nella trasformazione aziendale verso la gelsibachicoltura, e ci si confronterà sull’apporto dell’ industria, in particolare tessile, per la rivitalizzazione del settore manifatturiero.
Tutto questo sarà letto con un occhio costante alle implicazioni etiche ed ambientali: in che misura la filiera della bachicoltura e della lavorazione della seta può contribuire a realizzare prodotti per la moda sostenibile e a sperimentare modelli sociali basati sulla solidarietà e l’inclusione sociale?

PROGRAMMA

  • ore 20,30 – Introduzione (Alessandro Bonet – Sindaco Comune di Godega S.U, Paolo Attemandi – Assessore alla Fiera)
  • 20,45 – Silvia Cappellozza (Responsabile CREA-API di Padova) –   Siamo pronti con il 6A
  • 21,00 – Giustino MezzaliraIl ritorno del gelso
  • 21,15 – Giorgio Trentin –  La misura 16 del PSR 2014-2020: nuove opportunità per le imprese del settore gelsibachicolo per lo sviluppo dell’innovazione?
  • 21,30 – Francesco BurliniProblematiche sull’utilizzo degli insetticidi
  • 21,45 – Giampietro Zonta –  Il ruolo dell’industria per la ripresa della gelsibachicoltura
  • 22,00 – Angelo Paganin –  Il ruolo dell’agricoltura per la ripresa della gelsibachicoltura
  • 22,15 –  Claudio GhellerSeta Etica
  • 22,30 – Alessandro Di GraziaNuovi utilizzi alternativi per la seta

Coordina e modera l’incontro Pietro Pin.

L’evento è promosso da: Comune di Godeda S.U., Regione Veneto, Provincia di Treviso, CCIAA Treviso in collaborazione con il “Museo del Baco da Seta” di Vittorio Veneto.

Fonte: setaetica.it

 

Interventi:

Claudio Gheller – Seta etica

Ginapietro Zonta – Il ruolo dell’industria per la ripresa della gelsibachicoltura

Angelo Paganin –  Il ruolo dell’agricoltura per la ripresa della gelsibachicoltura


Rassegna stampa:

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SETA E NUOVO RINASCIMENTO VENETO

A4_bruxellesLa seta italiana può essere la chiave per un nuovo Rinascimento Veneto e nazionale: questo è il messaggio che ConvivioItalia ha voluto fortemente trasmettere il 27 Gennaio scorso durante il convegno “Dal bozzolo al business territoriale: il passato suggerisce il futuro della nuova impresa”, tenutosi a Marostica (VI) a Palazzo del Doglione.
Questo evento nasce ispirandosi a ciò che sta accadendo nel vicino comune di Nove, dove si sta avverando un sogno: riportare il cuore della via della seta nella nostra Regione.

Roberto Xausa, presidente di Fondazione Banca Popolare di Marostica, avvia con questo convegno l’azione di divulgazione e promozione di eventi culturali che la fondazione, costituitati di recente e sostenuta da VolksBank, intende affrontare come segno di attenzione e continuità nel rapporto con il proprio territorio.

Dopo aver sottolineato l’importanza delle sinergie e dei successi che possono nascere quando si incontrano Cultura ed Impresa, il presidente di ConvivioItalia Michelangelo Muraro ha passato la parola a Mario Bagnara, presidente de “LaVigna“, storica biblioteca apprezzata a livello internazionale, fondata negli anni ’50, che conta circa 50.000 volumi riguardanti le tematiche del mondo agricolo, vitivinicolo ed enogastronomico. Il Centro e la Biblioteca hanno sede a Vicenza nel Palazzo Brusarosco-Zaccaria, edificio ottocentesco in parte restaurato dall’architetto Carlo Scarpa (Casa Gallo) nei primi anni del secondo dopoguerra.

L’approfondimento storico del prof. Edoardo Demo, docente dell’Università di Verona, ha fatto ulteriormente capire l’importanza della seta per il Veneto e come gran parte dei traffici mercantili, e di conseguenza la ricchezza da loro creata, riguardasse proprio la seta.

Ma è stato l’intervento della Dott.ssa Silvia Cappellozza, responsabile dell’Unità di Bachicoltura di Padova del CREA-API a riportarci ai giorni nostri, illustrando non solo le attività di ricerca che si svolgono nel suo centro – unico in Europa occidentale dove vengono conservate circa 200 razze di baco da seta e 60 varietà di gelso – ma anche il profondo lavoro di recupero che si sta facendo con il progetto “La Via Etica della Seta” per ridare linfa ad una filiera che era data per morta.

Ed è stato proprio l’imprenditore orafo Giampietro Zonta, AD di D’orica, azienda capofila del progetto, ad illustrare i grandi traguardi raggiunti in poco più di un anno di attività ma anche l’impegno di D’orica nell’acquistare la produzione di bozzolo 2015 per sostenere gli allevatori in modo che possano investire in strutture e formazione per gli allevamenti 2016, riuscendo cosi a fornire un bozzolo di qualità tale da garantire un prodotto di altissimo livello, capace di concorrere a livello mondiale.

Claudio Gheller, AD di Veneto Marketing e project manager del progetto “La Via Etica della Seta”, ha poi confermato i grandi traguardi raggiunti dalla rete d’imprese costituita nel settembre del 2014, tra i quali il riconoscimento a livello europeo come uno tra i migliori quattro progetti in ricerca e innovazione degli ultimi anni.

Grande l’interesse dei partecipanti, tra cui anche persone del settore serico che hanno aiutato a comprendere meglio il cuore di una realtà agricola e industriale che sta tornando di nuovo a pulsare, in Veneto e non solo.

Fonte: www. cconvivioitalia.eu