BOZZOLO, BOZZOLO…SI FILA!

In questi giorni, i bachi della Casa del Baco a Santa Giustina stanno per chiudere il loro ciclo di vita. Hanno raggiunto 30 volte la loro dimensione iniziale. Dopo la “salita al bosco” inizieranno a filare il bozzolo che gli serve di protezione durante la metamorfosi e che raggiungerà   un peso compreso tra 1,8 e 2,5 grammi, con una lunghezza del filamento di seta (1) da 1.500 ai 2.500 m e una ricchezza in seta tra il 18 e il 25%.

In pratica, quando le larve in V età hanno ingerito una sufficiente quantità di alimento (gelso), smettono di nutrirsi, cominciano a secernere bave di seta e a girovagare per trovare un sito idoneo su cui costruire il bozzolo. Il processo viene chiamato “salita al bosco” o “imboscamento”. I boschi (supporti di filatura) possono essere di vario genere e di diversi materiali. A Santa Giustina si è scelto di utilizzare raggiere di plastica, poiché questo materiale è lavabile, disinfettabile, riutilizzabile. Le raggiere vengono poste sopra alla lettiera. Quando sulle raggiere è salito il numero ideale di larve, queste possono essere rimosse e possono essere posizionate su altre raggiere vuote, in maniera da permettere a tutte le larve di salire. Il numero di raggiere necessarie per 1 telaino (20 000 uova o seme-bachi, nel nostro caso) varia da 45 a 50 (lunghe 1 metro e di diametro circa 30-35 cm).

Alla salita al bosco, seguiranno lo sboscamento e l’essiccazione dei bozzoli. Sarà necessario aspettare 8-10 giorni dal momento della salita al bosco per potere rimuovere il bozzolo dal supporto; infatti, bisogna permettere al baco da seta di completare la propria trasformazione in crisalide. Alla fine delle operazioni, se tutto va bene, avremmo una ventina di kg di bozzoli freschi. Per quanto riguarda l’essiccazione, essa impedirà lo sfarfallamento dell’adulto tramite disidratazione della crisalide, per evitare processi fermentativi o putrefattivi che provocherebbero la macchiatura del bozzolo.

(1) Da un punto di vista strettamente biologico, il filamento è formato da due proteine, come la cellulosa: la fibroina (presente per circa l’80% in peso)  e la sericina (20% circa). La prima è caratterizzata da elevate fisico-meccaniche e possiede un grande livello di biocompatibilità, il che la rende utile nelle applicazioni biomedicali avanzate, nella terapia di rigenerazione tissutale o come protesi. Con differenti scopi applicativi,  la sericina, invece, è caratterizzata da proprietà idratanti, ottimali per il settore cosmetico.

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