IL GELSO IN BACHICOLTURA

Mai come in questi giorni i bachi della Casa del Baco, Comune di Santa Giustina (BL), hanno sviluppato un appetito vorace per le foglie di gelso. Infatti, sono alla quinta età e quasi pronti per avvolgersi nel loro bozzolo di seta (in gergo si dice anche che il baco “sale al bosco”, in quanto il bozzolo viene costruito attorno a rametti secchi).

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Come ormai lo sapete, i bachi si nutrono esclusivamente delle foglie dei gelsi, che vanno raccolte o nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto. Nel nostro caso, queste foglie vanno recuperate dalla squadra del Cantiere del Baco ogni giorno nelle nostre campagne. Non è un’opera così semplice in quanto la foglie non devono essere assolutamente contaminate da prodotti antiparassitari. Essi hanno un effetto negativo sullo sviluppo dei bachi e impediscono la formazione del bozzolo. Occorrono dunque piante sane. L’uso diffuso di questi prodotti in agricoltura intensiva, insieme al costo della manodopera e alla concorrenza con i paesi asiatici, ha contribuito alla scomparsa della produzione di bachi nel nostro paese.

112 Oggi sono pochi gli allevatori italiani di bachi da seta. Il Cantiere del Baco è  nato proprio per tentare di rilanciare la produzione basandosi sul fatto che, nel Valbelluna, il territorio presenta ancora vaste zone ‘pulite’ e tanti giovani che hanno voglia di fare. E in questa direzione va sostenuta l’idea di biodistretto proposta alle amministrazioni della provincia dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, uno dei territori piu’ ricchi d’Italia in termini di biodiversità’.

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Si ritiene che il gelso bianco (Morus Alba) venne introdotto nel Mediterraneo probabilmente nel 12° sec., principalmente per l’uso delle sue foglie in bachicoltura come alimento dei bachi da seta. Pianta ad accrescimento piuttosto rapido, alto fino a 15-20 m, con tronco che si presenta irregolarmente ramificato, chioma densa, ampia e arrotondata verso la sommità, il gelso è stato usato poi per molto tempo come sostegno vivo per le viti, per dare ombra  e per delimitare le strade o in confini poderali.

gelso2 Oggi, il gelseto per allevamento di bachi è specializzato e polivarietale. Ciò significa che le piante sono utilizzate solo per questo scopo e appartengono a diverse varietà, che maturano la foglia in tempi diversi, così da permettere una produzione scalare (da inizio maggio ad ottobre inoltrato). Sebbene ci siano diverse soluzioni tecniche, il sesto migliore è 1,0-2,0 m sulla fila e 2,5-3,0 m tra le file, per un investimento variabile da 4.000 a 3.300 piante per ha. La produzione di 100-150 qli/ha di foglia è generalmente sufficiente all’allevamento di 20-25 telaini. images Si prospetta la creazione di un gelseto di questo tipo presso l’Azienda pilota e dimostrativa Villiago di Veneto Agricoltura, Commune di Sedico (BL), con lo scopo di contribuire al rilancio della bachicoltura nella nostra provincia e in Veneto. Per saperne di piu’, non esitate a contattarci.

ARRIVATI 20 000 SEME-BACHI ALLA CASA DEL BACO!

Il giorno 12 giugno ci sono stati consegnati 20 000 bachi alla terza età dalla Stazione sperimentale di bachicoltura di Padova( CRA-API). Sono dunque subito iniziate, alla Casa del Baco di Santa Giustina, le attività di allevamento che consistono in nutrire con foglie di gelso tutti i piccoli bachi. Partecipano a questa iniziativa estiva del Cantiere della Provvidenza Alessandro, Matteo, Francesco, Chiara, Massimiliano, Angelo, Simone, Roberto, Eric e Gabriele.

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Alla Casa del Baco, il modo di allevare il baco si svolge, come centinaia e migliaia di anni fa, facendo compiere il ciclo vitale al baco al chiuso, in locali riparati e attrezzati, dove si fa giungere la quantità di foglia di gelso necessaria alla sua alimentazione. L’iniziativa ha come scopo quello di imparare come svolgere l’attività di allevamento da un punto di vista pratico e di condividerne i risultati con il territorio. Ha ance una forte componente di inclusione sociale.

IL BACO SA SETA

Il baco da seta è un insetto appartenente all’ordine Lepidotteri, famiglia Bombicidi, genere Bombyx, specie Mori da cui il nome scientifico Bombyx mori. Nell’ambito della specie Bombyx mori esistono diverse razze che possono essere classificate in funzione della loro origine (asiatiche o europee), del numero di generazioni che compiono
all’anno (monovoltine, bivoltine, polivoltine), per il numero di mute (trimutanti, tetramutanti, pentamutanti).

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In generale il bachicoltore non alleva razze pure ma il “poliibrido” ottenuto mediante l’incrocio di più razze. Il poliibrido sfruttando infatti il fenomeno dell’eterosi o “vigore ibrido” presenta rispetto alle razze originarie migliori
caratteristiche di produttività e resistenza alle malattie. Per mantenere il vigore ibrido, il poliibrido deve essere annualmente riprodotto, operazione questa effettuata in centri specializzati.

Le caratteristiche generali dei poliibridi attualmente allevati sono le seguenti: monovoltinismo, durata della fase larvale di 27-30 gg., 4 mute, larva con tegumento pigmentato o bianco, bozzolo bianco con forma leggermente cinturata, peso del bozzolo di 1,8-2,2 gr, lunghezza della bava serica di 1.500-2.000 m., ricchezza in seta del 18-23%. 

IL CICLO VITALE

Le tappe fondamentali nel ciclo biologico del baco da seta sono quattro: uovo, larva, crisalide e farfalla.

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Il suo primo stato è l’uovo deposto dalla farfalla. Quando le uova vengono portate ad una certa temperatura si verifica la schiusa ed escono fuori piccolissime larve affamate. Ogni larva compie quattro mute (cambio della pelle) chiamate dormite dagli allevatori. Ad ogni muta corrisponde una fase di accrescimento. I periodi di intermuta si chiamano età. Al termine della vita larvale, il baco, che ha nel frattempo raggiunto una lunghezza di 9 cm ed un peso di 4,5-5 g, cessa di alimentarsi e inizia la filatura del bozzolo, che dopo 3-4 giorni è terminato.

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Durante questa fase inizia una profonda metamorfosi dell’insetto che, attraverso la tappa intermedia di crisalide, lo porta a trasformarsi in farfalla. Una volta uscita dal bozzolo, si accoppia e inizia l’ovideposizione che si completa nell’arco di tre giorni con la produzione di 400-500 uova. Assolta la funzione loro destinata dalla natura, gli adulti sopravvivono per altri 5-10 giorni consumando tutte le riserve alimentari a disposizione e quindi muoiono.

A seguirci

CANTIERE DEL BACO

2014

(i bachi alla 4 eta’)

CERCHI LAVORO? LA PROFESSIONE DEL FUTURO È ALLEVARE BACHI DA SETA

bachi da seta
Studiare da medico, architetto, farmacista? Meglio imparare ad allevare bachi da seta!

Tra i nuovi mestieri legati al settore agricolo (tra i pochi a registrare aumenti di occupazione nonostante la crisi), spunta quello del bachicoltoremestiere antichissimo che affonda le sue origini nella Cina millenaria, molto diffuso in Italia fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Una professione redditizia

Oggi però tornare ad allevare bachi da seta non è inusuale e può rivelarsi redditizio, sia per la produzione di seta, tessuto sempre più richiesto, ma anche per attività in campo medico e cosmetologico, in ragione di proteine preziose (fibroina e sericina) che compongono il filamento serico, utili ad esempio per realizzare il filo da sutura usato in chirurgia ma anche creme e unguenti cosmetologici.

”La domanda di seta sempre è sempre più alta, si tratta di un mercato di nicchia di lusso al quale finora la Cina ha risposto con una produzione concorrenziale che ha stracciato tutti i concorrenti” spiega Silvia Cappellozza, della sede di Padova del Cra (centro ricerche agricoltura) dove dirige l’unità sperimentale di bachicoltura. Ma ora il benessere che si sta diffondendo nel paese sta spingendo la bachicoltura nelle zone più povere a nord ovest della Cina, dove il clima è ostile e mancano addetti con le competenze necessarie al delicato compito.

seta

La seta nel settore medico

”Il calo della produzione cinese di seta sta preoccupando molto la filiera tessile, comprese le aziende italiane” dice Cappellozza, tra una pausa e l’altra ”per andare a dare da mangiare ai bachi”, preziosi, e non solo per la seta. La fibroina, tra le proteine, ha un’alta affidabilità in campo medico in quanto è biocompatibile e non crea rigetti. Quindi molto adatta per le suture ad esempio.

C’è un forte interesse dell’industria biomedica e dell’ingegneria tissutale per un utilizzo esteso ad altri prodotti, come protesi vascolari, membrane per la riparazione delle cornee danneggiate o anche lenti a contatto di ultima generazione, alternative al vetro o alla plastica.

Seta e bellezza

La seta dei bachi può essere impiegata anche per le creme. I pigmenti contenuti nella sericina sono i carotenoidi, che vantano una forte azione antiossidante, e i flavonoidi antiossidanti ed antibatterici.

Per questo la sericina viene utilizzata per creme, lozioni, shampoo, pomate.

crema viso

Polpette di bachi

Ma intanto nuove sperimentazioni stanno scoprendo impieghi diversi. Infatti, il baco da seta può avere anche una funzione dal punto di vista nutrizionale, come ha indicato una recente ricerca Fao sulla possibilità di combattere povertà e fame attraverso insetti commestibili.

mangiare bachi

Conviene investire sull’allevamento dei bachi da seta?

”Le ricerche effettuate sul baco da seta al fine di ottenere produzioni innovative sono il risultato del lavoro fatto dall’Ente perseguendo contemporaneamente fini pratici e ricerca di base – dice il presidente del Cra (Consiglio per ricerca e sperimentazione in agricoltura) Giuseppe Alonzo – infatti, si può fare con la seta una fibra naturale e una tecnologia ecocompatibile, un ”processo” produttivo che utilizza solo acqua, energia e proteine, un possibile utilizzo del baco da seta anche per produzioni diverse dall’industria tessile”.

Insomma, investire sull’allevamento dei bachi conviene? ”E’ una domanda che ci fanno in molti – risponde Silvia Cappellozza – e le premesse ci sono tutteInfatti i primi nuclei di bachicoltori si stanno diffondendo, e sono molti più tecnologici dei loro bisnonni”.

bachicoltori ‘professionali’ al momento in Italia sono almeno una ventina, di cui solo un quarto da almeno due anni; anche l’allevamento del bozzolo resta un’attività piuttosto diffusa a livello amatoriale. Tra costi di impianto e di produzione per partire serve un capitale iniziale di circa 10 mila euro.

(Ansa)